Un film con quindici artisti contro la violenza sui minori

25 Febbraio 2021

Si chiama Child abuse il film, ideato e curato da Eleonora Frattarolo e diretto da Davide Mastrangelo che conclude il progetto biennale contro la violenza sui minori ProChild, interdisciplinare e interprofessionale, presieduto dall’Università di Bologna e finanziato dalla Commissione Europea.

Il progetto, coordinato da  Marcello Lanari, direttore pediatria d’urgenza e pronto soccorso pediatrico al Sant’Orsola di Bologna, mira ad affrontare il fenomeno della frammentazione dei servizi di protezione e supporto ai minori vittime di violenza e creare una rete multidisciplinare per la tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Coinvolgendo professioni e competenze diverse, ma anche la scuola, le famiglie, e nel caso di Child abuse anche le istituzioni come l’Accademia di Belle Arti di Bologna e il Mambo.

Sono oltre 100mila i bambini nel nostro Paese vittime di violenza, un terzo delle quali si consuma in ambito domestico: numeri drammatici, secondo gli esperti purtroppo sottostimati. E la pandemia ha anche peggiorato la situazione.

Child Abuse riaccende i riflettori sul problema di questi minori vittime d’abuso: inizialmente si era pensato a una mostra da allestire a Bologna. Il perdurare dell’emergenza sanitaria però ha trasformato il progetto in un cortometraggio.

Il linguaggio cinematografico dà infatti la possibilità di entrare in luoghi e mostrare situazioni, racconti e persone che una mostra tradizionale avrebbe escluso. Le storie raccontate seguono un doppio binario: opere eterogenee dal punto di vista formale ma legate dal fatto di essere intrise di turbamenti psicologici, problemi legati agli abusi, relazioni violente in famiglia e nel corpo sociale. Storie che hanno a che fare con ciò che artisti e galleristi hanno raccontato: perché gli artisti, che rappresentano nelle loro opere scenari afferenti le violenze sui minori, purtroppo hanno assunto questa sensibilità avendo conosciuto spesso situazioni concrete. Ciò che viene rappresentato in alcuni casi è frutto di una esperienza personale: d’altronde l’arte è da sempre considerata sorella e compagna del turbamento e del disagio.

Sono stati coinvolti quindici artisti – Maurizio Cattelan, Elisabetta Di Sopra, Giosetta Fioroni, Luciano Leonotti, Eleonora Mazza, Paolo Migliazza, Gianni Moretti, Rufoism, James Rielly, Edoardo Sessa, Vanni Spazzoli, Sandra Tomboloni, Massimiliano Usai, Nicola Vinci, Silvia Zagni – oltre ai galleristi prestatori di opere, i legali e i medici afferenti al reparto di pediatria d’urgenza e al pronto soccorso pediatrico del policlinico Sant’Orsola.

Il video mostra sculture, video d’artista, dipinti, fotografie, installazioni, prospettando così una linea di ricerca creativa che assolve anche a un’importante comunicazione sociale e si avvale di differenti linguaggi, generando un effetto ibrido che può essere politico, psichico, o ancora rappresentativo di un male tanto feroce quanto banale.

Il film  è promosso in Italia da Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, IRCCS Policlinico di S. Orsola e Genus Bononiae. Musei nella Città: è disponibile dal 25 febbraio sul sito prochildproject.org e su piattaformaventiventi.genusbononiae.it

Video

Trailer del film

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