Robert Doisneau: una storia di vita

22 Maggio 2020

Finalmente le porte di Palazzo Pallavicini si riaprono al pubblico e le luci si riaccendono sulle poetiche immagini dell’autore del “bacio” più famoso e discusso della storia della fotografia, presente tra le 143 immagini in mostra. E’ prorogata fino al 21 luglio l’esposizione dedicata alla street photography dell’artista parigino Robert Doisneau (1912 – 1994), risultato di un ambizioso progetto del 1986 di Francine Deroudille e Annette Doisneau – le figlie del fotografo – che hanno selezionato da 450mila negativi, le immagini in mostra che ci raccontano l’appassionante storia autobiografica dell’artista.

“Il mondo che stavo cercando di mostrare era un mondo in cui mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che volevo ricevere. Le mie foto erano come la prova che questo mondo potesse esistere”. Sono le stesse parole di Doisneau, raccolte nel 1990, ad introdurci in mostra.
Doisneau è noto per le sue immagini semplici, giocose e ironiche. Sosteneva infatti che “le meraviglie della vita quotidiana sono così eccitanti; nessun regista può ricreare l’inaspettato che trovi per strada”.
I sobborghi grigi delle periferie parigine, le fabbriche, i piccoli negozi, i bambini solitari o ribelli, la guerra dalla parte della Resistenza, il popolo parigino al lavoro o in festa, gli scorci nella campagna francese, gli incontri con artisti e le celebrità dell’epoca, il mondo della moda e i personaggi eccentrici incontrati nei caffè parigini, sono i protagonisti del racconto fotografico di un mondo che “non ha nulla a che fare con la realtà, ma è infinitamente più interessante”. Doisneau non cattura la vita così come si presenta, ma come vuole che sia. Di natura ribelle, il suo lavoro è intriso di momenti di disobbedienza e di rifiuto per le regole stabilite, di immagini giocose e ironiche giustapposizioni di elementi tradizionali e anticonformisti. “Ciò che non mi abbandona mai è il mio lato buffo – ripeteva Doisneau – sono un ometto con il berretto tirato giù fino alle orecchie quando il tempo è brutto”.
Influenzato dall’opera di André Kertész, Eugène Atget e Henri Cartier-Bresson, Doisneau conferisce importanza e dignità alla cultura di strada, con una particolare attenzione per i bambini, di cui coglie momenti di libertà e di gioco fuori dal controllo dei genitori, trasmettendoci una visione affascinante della fragilità umana.

La mostra è a cura a cura dell’Atelier Robert Doisneau (Montrouge, Fr) è organizzata da Pallavicini s.r.l. di Chiara Campagnoli, Deborah Petroni e Rubens Fogacci in collaborazione con diChroma photography.

Gli orari e  le modalità di accesso in sicurezza sono sul sito:
https://www.palazzopallavicini.com/