Riflettori accesi sulle sale spente: parte la campagna social dei Musei Civici di Modena

19 Novembre 2020

Al via la campagna Riflettori accesi sulle sale spente dei Musei Civici di Modena, che si pone l’obiettivo di accendere la curiosità dei visitatori da casa, tramite i profili Facebook e Instagram,  su oggetti delle raccolte dal carattere insolito, su opere o reperti poco presenti nelle precedenti campagne di comunicazione.

Il museo illumina, nelle sale chiuse al pubblico, particolari delle collezioni di arte, artigianato, archeologia e etnologia, fotografando gli oggetti al buio con una singola fonte di luce creando un effetto a “occhio di bue”, con un risultato più intimo.  Le descrizioni aggiunte ai post, poi, raccontano la storia e la natura dell’opera con un pizzico di umorismo. Come per l’igrometro ottocentesco presente tra le raccolte degli strumenti scientifici del museo, composto di una tavoletta in legno su cui è fissata la sagoma stampata di una monaca il cui braccio mobile si sposta ad indicare il bello o il brutto tempo, grazie al collegamento ad un budello ritorto contenuto in un tubicino che si dilata o restringe a seconda dell’umidità.

Un altro esempio curioso è quello del diploma di laurea ottenuto nel 1753 da un neo-laureato modenese. Rilegato, trascritto a mano su carta e firmato dal notaio Joseph Cajetanus Benzi, il diploma fu autenticato da un grande sigillo in ceralacca. Si tratta dell’autorevole sigillo della Comunità di Modena, realizzato nel 1484 su commissione del Comune di Modena, e raffigurante San Geminiano a cavallo nell’atto di benedire la Comunità, lo stesso santo presente nello stemma dell’università Unimore.

In questo modo viene offerta ai visitatori l’occasione per spostare lo sguardo verso oggetti meno noti, come i minuscoli flauti seicenteschi, uno straordinario accendino in vetro, il leprotto graffito su una ciotola del Cinquecento, ma anche reperti archeologici con raffigurazioni di divinità e animali, e antichi tessuti della collezione Gandini.