L'Emilia-Romagna per l'arte contemporanea: Nazzarena Poli Maramotti

23 Aprile 2021

Nazzarena Poli Maramotti è una degli artisti selezionati tramite un bando regionale lanciato lo scorso autunno dall’Assessorato alla cultura e paesaggio.
La giuria composta dalla vicedirettrice artistica di Arte Fiera, Gloria Bartoli; da Walter Guadagnini, direttore di Camera-Centro Italiano per la Fotografia di Torino e direttore artistico di Fotografia Europea, e da Marco Pierini, direttore della Galleria nazionale dell’Umbria e Direzione Regionale Musei Umbria – ha premiato 36 artisti (o collettivi di artisti) su un totale di 211 candidature valutate. Queste andranno a incrementare la collezione d’arte di proprietà della Regione e saranno disponibili con esposizioni in spazi aperti al pubblico nelle sedi regionali o in altre istituzioni pubbliche.
Nazzarena Poli Maramotti vive e lavora a Cavriago, Reggio Emilia. Si diploma alla triennale e alla specialistica di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino. Prende parte nell’anno accademico 2010/2011 al progetto Erasmus della durata di un anno presso l’Akademie der Bildenden Künste di Nürnberg. Completa gli studi presso l’Akademie der Bildenden Künste di Norimberga, prima nella classe del Professor Ralph Fleck, poi nella classe della Professoressa Susanne Kühn.
L’opera selezionata si intitola Falò .  “Falò – dichiara l’artista – fa parte del ciclo di opere che ho realizzato durante una residenza d’artista a Dale i Sunnfjord Norvegia- nell’estate 2019. Il luogo ha influenzato molto il mio lavoro. Le giornate interminabili seguite da notti brevi e chiare dell’estate scandinava permettono -quasi obbligando- una visione costante di una natura maestosa e pervasiva ossessivamente costellata di laghi, fiordi, stagni, cascate e pioggia. Un’onnipresenza umida che quando entra in contatto con la luce crea un sodalizio che è schermo per lo sguardo in costante movimento. La luce, contrariamente a ciò che erano fino a quel momento le mie convinzioni, non sempre agevola la visione, ma non solo: rende inutili gli orologi e i piani giornalieri spostando la percezione su un livello altro dal quotidiano, quasi sognante. Grazie a questo straniamento mi sono trovata a dipingere notturni che non vivevo, paesaggi che un attimo prima risplendevano e poco dopo mutavano e quasi sparivano. I dettagli dei dipinti si sono sfaldati ulteriormente, le superfici di colore hanno coperto e nascosto le forme come agenti atmosferici, tutto è diventato temporale e temporaneo mettendo sempre più in dubbio la linea di separazione -già di per sé labile- tra riconoscibilità della figurazione e astrazione delle forme. Falò, nello specifico, nasce dopo la notte del solstizio d’estate durante la quale i norvegesi si ritrovano attorno a dei falò -appunto- per festeggiare il culmine della stagione e il giorno più lungo dell’anno, che è anche uno dei temi più noti dei quadri di Nikolai Astrup.”

 

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Intervista a Nazzarena Poli Maramotti