L'Emilia-Romagna per l'arte contemporanea: Luca Massaro

26 Febbraio 2021

Luca Massaro è è uno degli artisti selezionati tramite un bando regionale lanciato lo scorso autunno dall’Assessorato alla cultura e paesaggio.
La giuria composta dalla vicedirettrice artistica di Arte Fiera, Gloria Bartoli; da Walter Guadagnini, direttore di Camera-Centro Italiano per la Fotografia di Torino e direttore artistico di Fotografia Europea, e da Marco Pierini, direttore della Galleria nazionale dell’Umbria e Direzione Regionale Musei Umbria – ha premiato 36 artisti (o collettivi di artisti) su un totale di 211 candidature valutate. Queste andranno a incrementare la collezione d’arte di proprietà della Regione e saranno disponibili con esposizioni in spazi aperti al pubblico nelle sedi regionali o in altre istituzioni pubbliche.

Luca Massaro (Reggio Emilia, 1991) è artista, fotografo e fondatore di Gluqbar, Milano. Durante la laurea in Letterature Straniere e Linguistica presso l’Università Cattolica di Milano e l’Université Sorbonne Paris IV, ha avviato una ricerca all’intersezione di immagini e parole. “Il mio lavoro – dichiara l’artista – si concentra sullo spazio invisibile che separa un’immagine dalla sua didascalia, le fotografie dalle parole, nelle loro diverse forme di produzione, traduzione e trasmissione. Mi interessa la dualità intrinseca del mezzo foto-grafico e il suo legame con la costruzione performativa delle identità. Cerco possibili convergenze tra i nuovi usi della fotografia e la lunga tradizione dell’interazione immagine-testo, la creazione di un corpo di lavoro coeso e la sua decontestualizzazione attraverso la distribuzione e l’immediatezza di Internet. Attraverso fotografie, parole, installazioni, libri d’artista e attraverso tecniche pubblicitarie di manipolazione prese in prestito dal panorama mediatico accelerato urbano e online – come la proliferazione di dispositivi retroilluminati, la ripetizione di loghi grafici e leitmotiv -, il mio lavoro è un ritratto dell’ibridazione conflittuale di iconotesti oggi, mettendo in discussione il valore assunto culturale e politico delle immagini che si attaccano alla nostra psiche e alla visione del mondo condivisa.”

Due le opere selezionate: la prima è “Milano, Mexico” (2019).  “L’opera – scrive l’artista – è tratta da ‘Captionthis’. ‘Captionthis’ è un progetto a lungo termine sulla mutevole relazione tra Immagine e Parola oggi. Il titolo si riferisce al detto vernacolare online e al forum tag ‘captionthis’, dove immagini strane e memetiche sono considerate non etichettabili o ‘oltre le parole’. Le opere stratificate utilizzano l’estetica problematica della pubblicità e il fascino accattivante delle immagini patinate, testandone i limiti di critica, provocazione e seduzione. ‘In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio’ (1: 1, Giovanni). ‘Words without thoughts never to heaven go’ (Amleto, Shakespeare). Al tempo della fotografia onnipresente e della scomparsa della scrittura, delle rappresentazioni mimetiche e memetiche, “captionthis” è un ritratto dell’ibridazione conflittuale degli iconotesti oggi.”
La seconda è “? (Vietnik), Los Angeles” (2016-2019).  “L’opera – scrive – è tratta da ‘Vietnik’. ‘Vietnik’ affronta la dualità intrinseca del mezzo fotografico e il suo legame con la costruzione performativa delle identità. ‘La fotografia è l’avvento di me stesso come altro: un’astuta dissociazione della consapevolezza dell’identità’. (Roland Barthes). Vietnik è uno pseudonimo musicale, un proxy, un cyborg nell’inevitabile estensione del sé attraverso la tecnologia, un ‘autoritratto come bildung e building’. Il doppio (spaziale e temporale, fotografico e musicale, delle immagini e delle parole) è un motivo ricorrente, come un ritornello – nella pubblicazione come nelle installazioni e nei lavori precedenti. La struttura del libro emula e sovverte il formato hollywoodiano sempre più popolare del biopic. In che modo questa tendenza del consumatore culturale di oggi è collegata alla costruzione performativa delle identità sociali? Quanto di me appare nella “persona” fotografata (“maschera” – latino, ‘immagine pubblica’ – inglese)?”.

 

 

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Intervista a Luca Massaro