Gaetano Previati, il sogno della modernità

11 Febbraio 2020

Il castello estense di Ferrra ospita fino al 7 giugno 2020 una mostra dedicata a un suo illustre concittadino, Gaetano Previati, nel centenario della morte. Nell’immagine-simbolo scelta per l’evento espositivo, un’opera tarda dell’artista realizzata per la Camera di Commercio di Milano tra il 1914 e il 1915, un treno sbuffa veloce, sospeso su un ponte sorretto da altissimi piloni in ferro. E’ un’immagine della modernità che evoca alla perfezione quella di un artista sospeso tra l’Ottocento e il Novecento, tra simbolismo e futurismo, come quel treno che, attraverso un pittura non certo “rivoluzionaria”, sembra spingerci oltre il dipinto stesso.
Non stupisce quindi che il padre spirituale del futurismo, Umberto Boccioni, lo considerasse un maestro: “L’opera di Gaetano Previati è di una vastità e di un valore che sconcertano”, scriverà Boccioni nel 1916. L’artista ferrarese cercherà infatti tutta la vita di superare i tradizionali confini della pittura “da cavalletto”. Lo farà portandosi appresso la sua formazione tardoromantica, la passione per i grandi formati e per l’espressione dei sentimenti, l’attenzione per i temi storici accompagnata dalla fascinazione per i soggetti “maudit”, come vediamo in apertura di mostra nelle due opere (una della Galleria Ricci Oddi di Piacenza, l’altra di collezione privata) dal titolo “Fumatrici di Oppio”, del 1887, o nella rappresentazione di Paolo e Francesca (1909) nel girone dei lussuriosi dell’inferno di Dante. Atmosfere annebbiate, flusso di figure evanescenti. “Con lui le forme cominciano a parlare come musica, i corpi aspirano a farsi atmosfera, spirito, e il soggetto è già pronto a trasformarsi in istato d’animo”, scriverà sempre Boccioni nel 1911, e non è un caso che Proprio il “Paolo e Francesca” del Museo dell’Ottocento di Ferrara sia considerato la fonte principale di ispirazione per la prima redazione del celebre trittico degli “Stati d’animo” che Boccioni realizzò tra il 1911 e il 1912. Anche il paesaggio in Previati diventa “stato d’animo”, soprattutto con l’inizio del Novecento, in occasione dei soggiorni estivi in Liguria. In “Colline liguri” (1912-13) presente in mostra, siamo di fronte a una distesa di prati piena di gerani rossi, sotto l’azzurro di un cielo interrotto da piccole, candide nubi: luce e colore celebrano la gioia e l’immensità del creato  e coinvolgono visivamente ed emotivamente lo spettatore. Non era questo uno dei motivi che fecero avvicinare Previati alla tecnica del divisionismo, erede del pointillisme francese? Previati si appassiona alle teorie scientifiche che avevano dimostrato come il colore steso sulla tela a piccoli tocchi di toni puri produca una luminosità decisamente più intensa di quella ottenuta dai pigmenti miscelati sulla tavolozza. Una tecnica che vediamo applicata già ne “il prato” del 1889-1890 (in prestito dalla Galleria d’arte Moderna di Palazzo Pitti). E prosegue attraverso le sperimentazioni degli anni successivi, approfondendo il tema della radiazione solare e l’interesse per il potere che questa esercita sul nostro organismo. La suggestione luminosa diventa allora la chiave poetica per rendere visibile l’invisibile, nell’affrontare un tema religioso (“L’Assunzione”, 1903) oppure mitologico (la “Danza delle ore” (1899), soggetto qui replicato su seta pigmentata d’oro e d’argento). Anche nel disegno Previati eccelle nell’illustrare gli stati d’animo con inediti tagli compositivi e un forte potere espressivo: guardiamo la “Discesa nel Maelstrom”, illustrazione del racconto di Edgar Allan Poe realizzata nel 1891 e sprofondiamo anche noi in quel vortice che sembra voler uscire dalla cornice per catturarci.

Una sala della mostra è dedicata a una tela giovanile di Previati, ritenuta distrutta e riscoperta solo di recente presso la Fondazione Cavalieri Ottolenghi dell’Università di Torino. Dedicata a Torquato Tasso, il poeta sorrentino che ha legato il suo destino a Ferrara (qui scrisse la “Gerusalemme liberata” e fu a lungo segregato nell’ex ospedale Sant’Anna), l’opera è in restauro e sarà in mostra solo dal 27 marzo. Alcuni pannelli illustrano le delicate fasi di restauro e i ripensamenti dell’artista (tra cui la finestra, che nella versione definitiva quasi scompare, dando alla luce che colpisce il volto del poeta un’aura spirituale).

Previati fu anche un abile traduttore di impressioni musicali in pittura. Lo dimostra il suo coinvolgimento in ambito teatrale, in particolare nelle produzioni legate alla triste vicenda ferrarese di Parisina, moglie di Nicolo III d’Este, e del suo amore per il figliastro di lui Ugo, che li porterà alla condanna a morte nel 1425. In mostra vediamo i disegni dell’artista realizzati per il melologo “Parisina” di Domenico Tumiati su musica di Vittore Veneziani del 1901. Più tardi, nel 1913, illustrerà in pittura anche l’omonimo poema lirico di Gabriele D’Annunzio musicato da Pietro Mascagni.
Intorno alla mostra (circa 70 opere tra olii, pastelli e disegni, a cura di Chiara Vorrasi) un progetto didattico-culturale della Fondazione Ferrara Arte: conferenze, visite guidate, incontri e concerti.  Tutte le informazioni sul sito: www.castelloestense.it