Fellini100 genio immortale

10 Febbraio 2020

Castel Sismondo, antica residenza dei Malatesta, signori di Rimini, ospita fino al 14 aprile una mostra che omaggia il nuovo signore di quella città, colui che tutto il mondo oggi riconosce come un maestro, ovvero Federico Fellini, che lì nacque, precisamente in viale Dardanelli 60, il 20 gennaio 1920, alle 21.30. E’ solo il primo tra le decine di eventi che il Comune quest’anno dedica al regista e che culmineranno con la nascita del Museo internazionale Federico Fellini nel dicembre 2020. Si tratta di un progetto ambizioso che occuperà Castel Sismondo e palazzo Valloni, un edificio di origine settecentesca recentemente restaurato, dove a piano terra ha sede il mitico cinema Fulgor (qui Fellini vide i primi film); una grande area urbana, una sorta di “piazza dei sogni” con installazioni e scenografie, unirà virtualmente le due sedi.
Ma torniamo alla mostra, progettata dal celebre Studio Azzurro di Milano, che sarà itinerante in Italia e all’estero (tappe a Roma, Los Angeles, Mosca e Berlino). Ad accoglierci è una sagoma con il logo delle celebrazioni del centenario della nascita del maestro, un disegno di un collega, il regista Paolo Virzì, ispirato a una delle foto più famose della storia del cinema: Fellini “domatore” sul set di “8 e mezzo” di Tazio Secchiaroli. Entriamo nel castello e, oltrepassando una tenda/schermo cinematografico su cui è proiettata, in loop, la celebre scena della Fontana di Trevi ne “La Dolce Vita”, seguiamo la linea del tempo, piena di aneddoti sulla vita e l’opera di Fellini, a confronto con i grandi eventi della storia del Novecento. Tante le curiosità: il primo ricordo cinematografico di Fellini, “Maciste all’inferno” di Guido Brignone, visto al cinema Fulgor. “Stavo in braccio a mio padre, la sala era piena, faceva caldo…ricordo le immagini giallastre con tanti bei donnoni…”, dirà Fellini.
A 18 anni collabora con vignette e rubriche umoristiche a giornali come “La Domenica del Corriere” e, poco dopo il suo arrivo a Roma, al “Marc’Aurelio”. Sempre a Roma, dopo l’arrivo delle forze Alleate, nel giugno del 1944, apre insieme ad altri amici “The funny face shop”, una bottega/atelier nella quale dipinge vignette e caricature per i militari. L’anno prima aveva sposato Giulietta Masina, anche lei emiliano-romagnola (di San Giorgio di Piano, nel bolognese), conosciuta alla radio, all’EIAR, dove dava voce a Pallina, uno dei personaggi inventati da Federico. E’ al “funny face shop” quando Roberto Rossellini lo contatta: si avvierà una collaborazione che lo porterà prima ad essere sceneggiatore di “Roma città aperta” del 1945 e, successivamente, sceneggiatore e assistente sul set di “Paisà” del 1946. Furono gli anni Cinquanta a consacrare Fellini. Dopo lo scarso successo de “Lo sceicco bianco” arriva per lui, con “I vitelloni”, il primo posto per incassi della stagione 1953-54. Nel marzo 1959 (precisamente il 16 marzo, alle 11:35) il primo ciak de “La dolce vita” nel teatro 14 di Cinecittà. Fine della lavorazione il 27 agosto. Nel 1960 la giuria di Cannes, presieduta da Georges Simenon, gli assegna la Palma d’Oro. Un trionfo. Seguono tutti gli altri film-capolavoro, tra cui “8 e mezzo” nel 1963 e, più tardi, nel 1973, ricordiamo “Amarcord”. Il primo titolo per il film era “Il borgo”; cambiò dopo la lettura di una poesia di Tonino Guerra, “A m’arcord”, con cui decise di aprire la sceneggiatura del film. Nuovi “gustosi” aneddoti: il 25 settembre 1983 il Grand Hotel di Rimini agghindato da piroscafo ospita la presentazione de “E la nave va” e sul vicino grattacielo si proietta una gigantesca scritta, “FELLINI”. Tra nuovi film e storiche battaglie (famosa è quella contro le interruzioni pubblicitarie nei film, dal motto “non si interrompe un’emozione”) arriva la malattia e il 17 ottobre 1993, dopo una “libera uscita” dal Policlinico che l’ospitava al ristorante “il Bersagliere” di Roma insieme a Giulietta, entrerà in un coma irreversibile che lo porterà alla morte il 31 ottobre. L’anno successivo morirà anche Giulietta.

Dopo questa “full immersion” nella vita di Fellini continuiamola visita ed entriamo in un ricostruito “Cinema Fulgor” dove proiettano spezzoni di suoi film. Segue una galleria di immagini dei personaggi delle sue opere, e una sezione con splendide fotografie di scena tratte da “La strada”. Si salgono ancora le scale e si ride di gusto guardando un video in cui Fellini, in compagnia di Tonino Guerra, è intervistato da una giornalista tedesca. La traduzione “improbabile” delle domande da parte di Tonino Guerra è davvero esilarante. Al piano superiore siamo accompagnati dai volti dei tanti “compagni” di viaggio di Fellini, tra cui Nino Rota, autore delle sue indimenticabili colonne sonore. Sono esposti diversi oggetti di scena, dai costumi creati da Danilo Donati per la celeberrima sfilata ecclesiastica del film “Roma” del 1972 (tra cui l’abito “flipper” di uno dei cardinali), a quelli del “Casanova”, premiati con l’Oscar, accanto al ciak originale del film. C’è anche la sceneggiatura di “Otto e mezzo” di proprietà di Lina Wertmuller, che fu assistente alla regia di Fellini proprio in quel film. Nelle ultime sale si può sfogliare “virtualmente” il libro dei sogni di Fellini e ascoltare una doppia intervista alla coppia Felllini/Masina.

Dalla mostra si esce con la voglia di visitare i luoghi “felliniani” e di tornare a Rimini per scoprire, mese dopo mese, tutto quello che ci aspetta lungo questo anno di grandi celebrazioni. Le novità e gli appuntamenti sono tutti sul sito www.federicofellini.it