I delitti della Uno Bianca e l'archivio Ferrari: la mostra Criminis Imago va online

29 Dicembre 2020

Martedì 29 dicembre alle ore 18 (repliche ore 19 e ore 20) sulla Piattaforma VentiVenti di Genus Bononiae Giampiero Moscato, ex caporedattore Ansa Emilia-Romagna, racconterà la tragica escalation di sangue della banda dei fratelli Savi tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta.  Tra cronaca e ricordi dolorosi, Moscato ricostruisce le tappe della storia della banda, che tra il 1987 e il 1994 perpetuò oltre 100 crimini e provocò la morte di 24 persone con rapine sanguinose, blitz omicidi contro le comunità Rom e gli extracomunitari, fino al tragico epilogo della strage del Pilastro in cui persero la vita i carabinieri Otello Stefanini, Andrea Moneta e Mauro Mitilini.

Torneranno così alla memoria le immagini di Primo Zecchi, ucciso per aver tentato di segnare il numero di targa della Uno Bianca con la quale la banda aveva appena compiuto una rapina ai danni di una tabaccheria in via Zanardi, della madre di Mitilini o del padre di Massimiliano Valenti, poco più che ventenne, ucciso in quanto testimone scomodo.

Quella di martedì sarà la seconda puntata di “Criminis Imago: le storie”, la serie di videointerviste realizzate nell’ambito della mostra fotografica Criminis Imago. Le immagini della criminalità a Bologna a Santa Maria della Vita, attualmente chiusa al pubblico. La piattaforma online di Genus Bononiae ospita un ricco programma di contenuti fino al prossimo 12 gennaio, fruibili in maniera del tutto gratuita, pensati per mantenere vivo il contatto tra i Musei stessi e la città, in attesa della riapertura delle sedi.

La narrazione di Moscato sarà accompagnata dalle immagini di Paolo Ferrari, oggi conservate nell’Archivio Ferrari di Genus Bononiae: e proprio a Ferrari e all’Archivio fotografico di Genus Bononiae che porta il suo nome è dedicato l’appuntamento di mercoledì 30 dicembre alle ore 18 sulla piattaforma online: le telecamere andranno dietro le quinte dell’Archivio Ferrari, in cui si conservano 30 anni del suo lavoro di fotoreporter, e che è ancora laboratorio di catalogazione, scansione e restauro digitale delle immagini.